Perché non decidiamo come pensiamo di decidere — e come possiamo fare per andare oltre
Hai mai preso una decisione dopo averla pesata a lungo, valutato pro e contro, consultato esperti…
…e poi, a posteriori, ti sei accorto che qualcosa “non tornava”?
Non un dettaglio tecnico, ma una sensazione viscerale, come se quella scelta — così ben motivata — fosse stata in realtà “fuori linea” con te?
È un’esperienza comune, ma pochi la leggono per ciò che è: l’evidenza che il cervello razionale, da solo, non basta a guidare le nostre scelte.
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Il mito del controllo razionale
Siamo cresciuti con l’idea che la lucidità logica sia la forma più alta di intelligenza.
Nell’era dei dati, dell’analisi e della performance, l’iper-razionalità è diventata un must.
Ma nessun cervello umano è in grado di gestire consapevolmente tutte le variabili che influenzano una scelta. Le informazioni sono troppe, il contesto è mobile, le emozioni entrano in gioco anche quando le ignoriamo.
L’illusione del cervello razionale è pensare che il nostro “io conscio” sia al comando.
In realtà, è si al comando, ma non controlla tutti i processi, è una parte limitata di un sistema complesso, spesso influenzato da memorie, automatismi, percezioni che agiscono sotto soglia… ma neanche tanto.
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L’errore cartesiano e il ritorno al corpo
René Descartes, Cartesio, ha segnato per secoli il nostro modo di pensare: “Penso, dunque sono.”
Da lì è nata la convinzione che mente e corpo siano separati, e che il pensiero sia l’unico luogo affidabile della coscienza.
Ma le neuroscienze contemporanee hanno ribaltato questo paradigma.
Il neurologo Antonio Damasio, ne L’errore di Cartesio (1994), mostra che il sentimento guida il ragionamento.
Ed Andrew Verity, il fondatore del Neuro-Training, definiva le credenze come le “giustificazioni mentali che diamo alle nostre emozioni”.
Le emozioni — espresse o meno — influenzano ogni singolo processo decisionale.
E la verità è che non possiamo decidere (bene) senza sentire.
Non basta usare i lobi frontali: serve coinvolgere il corpo, le intuizioni, e — come direbbe Rupert Sheldrake — anche la mente estesa, quella rete intelligente che emerge dall’interazione con ambiente, strumenti e relazioni.
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Il Sé Negativo e i comandi nascosti
Il problema è che molti dei nostri automatismi non sono davvero nostri.
Sono tracce emotive, reazioni condizionate, difese interiori. Sono ciò che Andrew Verity e suo padre hanno definito Difese Mentali: strategie adattive che nascono nei primi anni di vita per “sopravvivere emotivamente” a ciò che ci procura dolore, specie quando questo è intollerabile, e che si originano:
– a partire dalla consapevolezza della morte che maturiamo inconsapevolmente al momento stesso della nascita,
– e passando poi all’indifferenza che successivamente possiamo ricevere, o credere di ricevere, dai nostri genitori.
Su queste si costruisce e prospera fra l’altro un Sé Negativo: un Falso Sé, che costituisce la fonte primaria delle nostre paure e dei nostri sabotaggi.
Questo Falso Sé è il mostro nel laghetto. A volte ci spinge persino al successo… solo per farci cadere da più in alto.
E più cadiamo dall’alto, più devastante è la conferma del nostro essere insufficienti, e che alimenta la nostra sindrome dell’impostore: “Non sei adatto. Non ti meriti il meglio. Non puoi fidarti.”
Quando ti crolla il mondo addosso, non hai spazio per poterti spostare.
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Il paradosso di chi ha successo
Hai mai sentito parlare di quanto avvenuto durante la crisi dei missili di Cuba?
(Se stai pensando che questo riferimento sia stato indicato dall’AI, no, ti sbagli, è proprio mio.)
Durante le riunioni alla Casa Bianca, ci si rese conto che le scelte del Presidente venivano accettate in modo quasi automatico, anche se le altre persone non erano d’accordo, e questo conduceva più facilmente all’errore.
Kennedy introdusse quindi la figura di una persona incaricata di contraddire strumentalmente e sistematicamente le sue proposte, analizzandole e mettendole alla prova.
Questo permetteva di individuare punti deboli, alternative e rischi nascosti, riducendo la possibilità di errori e ampliare le opzioni disponibili, e di mantenere lucidità e visione anche sotto la massima pressione.
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La negazione non è una strategia
Il punto è che chi ha successo è abituato a decidere. E a fidarsi delle proprie scelte, insistendo.
Spesso ha ottimi strumenti, esperienza, intuito. Ma proprio per questo è più esposto a un rischio invisibile: fidarsi ciecamente del proprio sistema interno, non creare un meccanismo di controllo.
Quando l’esperienza si cristallizza, diventa abitudine. E l’abitudine può diventare cieca.
Ora, anche noi ogni giorno prendiamo decisioni, facciamo scelte, e anche se non sono così importanti per il futuro dell’umanità, magari lo sono per il nostro.
(Anche di Mussolini si diceva che avesse “sempre ragione”. Beh, non è andata benissimo…)
Molti fallimenti non derivano infatti da errori tecnici, ma da zone cieche non riconosciute. Dal fatto che “abbiamo sempre fatto così”, e che anche ripetere gli errori ci fa sentire al sicuro, forti, capaci di mantenere insieme la nostra realtà.
Tra l’altro il Sé Negativo è bravissimo a camuffarsi da “intuito”, ed usare le emozioni per creare conflitto tra noi e la realtà. Ti fa credere che stai seguendo te stesso, mentre stai solo ripetendo ciò che conosci, il che non può essere sempre efficace, specie quando intorno a noi cambia lo scenario. E ultimamente gli scenari, i contesti, stanno cambiando sempre più velocemente.
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Una nuova intelligenza decisionale
Il Neuro-Training nasce per rispondere a tutto questo.
Una sessione non ti dice cosa decidere. Ti porta a ripulire il sistema che prende le decisioni, lavorando su tre livelli:
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Le memorie profonde che influenzano la percezione
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Le difese automatiche che sabotano il cambiamento
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La creazione di quello spazio che ti permette di trovare un Sé autentico, non reattivo
In questo senso, l’Intelligenza Artificiale ci offre uno specchio potente: le AI non hanno trauma, bias emotivi o paura.
A furia di simulare intelligenza, la sta costruendo veramente. E noi possiamo a nostra volta allenare la nostra Intelligenza Naturale a essere più lucida, più libera, più umana, più nostra.
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